GUATEMALA: SALUTE, DISUGUAGLIANZE E COMUNITÀ UN’ESPERIENZA SUL CAMPO CON LA MISSIONE MADRE CABRINI DI CHIARA E VIOLA

15 Settembre 2026 Centro Studi Grandi Migrazioni Comments Off
Da sx a dx Hermana Maria Concepcion, Dr. Wilber Pineda, Hermana Mercedes,Ingrid, Chiara, Viola, Nidia, Hermana Maria Helena, Nadia.

Hola! Siamo la farmacista Chiara e la dottoressa Viola. Nell’agosto 2026, grazie al Master in Global Health dell’Università degli Studi di Milano, abbiamo avuto l’opportunità di trascorrere alcune settimane in Guatemala presso la Missione Madre Cabrini, partecipando a un progetto di ricerca sull’antibiotico-resistenza (AMR) nei servizi di assistenza sanitaria primaria.

Siamo partite con un obiettivo principalmente scientifico: raccogliere e analizzare dati sulle modalità di utilizzo degli antibiotici e contribuire alla definizione di raccomandazioni per un loro uso più appropriato. Quello che ci portiamo a casa, tuttavia, va ben oltre i dati raccolti. È soprattutto un’esperienza umana e professionale che ci ha permesso di osservare da vicino il rapporto tra salute, disuguaglianze sociali, accesso alle cure e vita comunitaria.

La Missione porta il nome di Santa Francesca Saverio Cabrini, nata nel 1850 a Sant’Angelo Lodigiano e trasferitasi successivamente negli Stati Uniti, dove dedicò gran parte della propria vita all’assistenza delle persone migranti e delle comunità più vulnerabili. La sua opera, fondata sull’accoglienza, sulla cura e sulla promozione della dignità della persona, continua a rappresentare il filo conduttore del lavoro svolto dalla Missione Cabrini in Guatemala.

Abbiamo lavorato nei dispensari di Zona 6, nella Città di Guatemala e nell’area di Bárcena, a Villa Nueva, due realtà caratterizzate da importanti fragilità socioeconomiche. In questi contesti, parlare di salute significa inevitabilmente parlare anche delle condizioni economiche, sociali e culturali in cui le persone vivono.

Il Guatemala rappresenta infatti un Paese attraversato da profonde disuguaglianze. Sebbene la Banca Mondiale lo classifichi come Paese a reddito medio-alto, questa definizione non restituisce pienamente la complessità della realtà locale. Il coefficiente di Gini, un indicatore utilizzato per misurare la disuguaglianza nella distribuzione del reddito, è pari a 45,2: più il valore si avvicina a 100, maggiore è la concentrazione della ricchezza e quindi la disuguaglianza (World Population Review, 2026). Il 46,1% della popolazione, inoltre, vive al di sotto della soglia nazionale di povertà. Le differenze sono ancora più marcate tra le diverse aree del Paese: in dipartimenti prevalentemente indigeni come Alta Verapaz, il tasso di povertà raggiunge il 90,3%, mentre nella capitale si attesta al 21,6% (INE, 2024; World Bank, 2025).
Queste disuguaglianze si riflettono inevitabilmente anche sulla salute. La possibilità di accedere a una visita medica, acquistare un farmaco, effettuare un esame diagnostico o semplicemente ricevere informazioni corrette sulla propria salute non è uguale per tutti. In alcune realtà, anche bisogni sanitari apparentemente semplici possono diventare difficili da affrontare quando mancano risorse economiche, servizi facilmente accessibili o informazioni adeguate.

 

È proprio in questo contesto che abbiamo potuto comprendere il significato più ampio del lavoro della Missione Cabrini.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la salute come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non semplicemente come assenza di malattia. Questa definizione, osservata nella quotidianità della Missione, assume un significato molto concreto. La Missione non si limita infatti a offrire assistenza sanitaria attraverso i propri dispensari. Accanto alle attività cliniche esiste una rete di programmi sociali, educativi e formativi che cerca di intervenire sulle diverse dimensioni della vita delle persone e di rafforzarne autonomia e benessere.

Con i bambini, ad esempio, vengono organizzate attività di rafforzamento scolastico, con l’obiettivo di offrire un sostegno educativo a chi può incontrare maggiori difficoltà nel percorso formativo. L’istruzione diventa così parte integrante della promozione della salute e delle opportunità future.

Con le donne, la Missione propone attività di formazione pratica che permettono di acquisire competenze nella produzione di oggetti e prodotti destinati alla vendita. Non si tratta soltanto di imparare un nuovo lavoro: significa creare possibilità di reddito, rafforzare l’autonomia economica e offrire strumenti che possano contribuire a una maggiore indipendenza.

Anche il lavoro con gli anziani ci ha particolarmente colpite. La vecchiaia può portare con sé isolamento, perdita di persone care, riduzione delle relazioni sociali e, in alcuni casi, solitudine e depressione. La Missione crea spazi in cui queste persone possono incontrarsi, fare attività fisica insieme, trascorrere del tempo in compagnia e condividere momenti della quotidianità. Anche un gesto semplice, come bere insieme una Incaparina, una bevanda nutriente e ricca di proteine particolarmente utile per gli anziani, diventa occasione di incontro, condivisione e cura.

Sono attività che possono sembrare molto lontane da ciò che normalmente associamo a un servizio sanitario, ma che ci hanno fatto comprendere concretamente quanto la salute sia inseparabile dalle condizioni sociali e dalle relazioni che circondano ogni persona.

 

Un altro aspetto che ci ha particolarmente interessato è l’impegno della Missione nella formazione sanitaria delle comunità. In un contesto in cui l’accesso alle informazioni sanitarie non è sempre garantito e in cui possono essere diffuse conoscenze incomplete o non corrette, educare alla salute significa fornire alle persone strumenti per comprendere meglio il proprio corpo, riconoscere i segnali di allarme e sapere quando rivolgersi a un professionista. La Missione sta sviluppando giornate di formazione e sensibilizzazione dedicate a temi di frequente riscontro nella comunità, come le infezioni urinarie o le principali patologie dell’infanzia, con l’obiettivo di rendere le informazioni sanitarie più accessibili e comprensibili.

Durante la nostra permanenza abbiamo avuto la possibilità di contribuire direttamente a questo percorso, organizzando un’attività di sensibilizzazione sul corretto uso degli antibiotici. Abbiamo parlato di quando gli antibiotici sono realmente necessari, dell’importanza di seguire correttamente la terapia prescritta e dei rischi legati al loro utilizzo inappropriato. L’incontro ha avuto un seguito che non ci aspettavamo e ci ha mostrato quanto possa essere forte il bisogno di informazioni semplici, affidabili e facilmente accessibili. Ci auguriamo quindi che questa attività possa continuare anche dopo la nostra partenza e diventare parte di un percorso di formazione più ampio portato avanti dalla Missione.

 

Il nostro progetto nasceva proprio da una delle sfide sanitarie che meglio mostrano il legame tra salute e contesto sociale: l’antibiotico-resistenza.

L’AMR (Antimicrobial Resistance) è il fenomeno per cui alcuni microrganismi diventano resistenti agli antibiotici, rendendo più difficili da trattare infezioni che in precedenza potevano essere curate efficacemente. Per contrastarla non è sufficiente conoscere quali antibiotici utilizzare: sono fondamentali anche la possibilità di effettuare diagnosi appropriate, l’accesso a personale sanitario qualificato e la disponibilità di informazioni corrette. In Guatemala, questi aspetti si intrecciano con le disuguaglianze già descritte. L’accesso agli antibiotici senza prescrizione è ancora diffuso e l’automedicazione rappresenta un fenomeno rilevante. Allo stesso tempo, nelle aree più periferiche possono essere limitate le possibilità di effettuare tempestivamente esami diagnostici e di ricevere una valutazione specialistica. Il nostro lavoro si è concentrato quindi sull’analisi dell’utilizzo degli antibiotici nei dispensari e sulla costruzione di raccomandazioni adattate alla realtà locale. L’obiettivo era contribuire a un uso più appropriato di questi farmaci, attraverso uno strumento che potesse essere concretamente utilizzato dagli operatori sanitari nella loro pratica quotidiana.

Ma proprio l’esperienza sul campo ci ha insegnato che anche questo problema, apparentemente molto tecnico, non può essere separato dal contesto in cui le persone vivono.

 

Quello che ci portiamo a casa dal Guatemala non è qualcosa di materiale. Sono soprattutto i volti e le storie delle persone che ci hanno accolte con calore fin dal primo giorno e che, attraverso il loro lavoro quotidiano, ci hanno mostrato una concezione della salute molto più ampia di quella che può emergere dai soli dati epidemiologici.

Abbiamo incontrato una realtà nella quale la cura del corpo si intreccia con la salute mentale e sociale, con l’istruzione, con l’autonomia economica, con la formazione e con la possibilità di sentirsi parte di una comunità.
Ci ha positivamente impressionato la capacità della Missione di rispondere a bisogni molto diversi tra loro, senza perdere di vista la persona nella sua interezza. È questa, forse, la lezione più importante che ci portiamo a casa: la salute non è soltanto curare una malattia, ma creare le condizioni perché le persone possano vivere con maggiore benessere, autonomia e dignità. Per noi è stata un’esperienza intensa, fatta di lavoro, incontri e riflessioni che continueranno a guidare il nostro percorso professionale e umano. Siamo grate alla Missione Madre Cabrini per la dedizione con cui porta avanti ogni giorno il proprio lavoro, al Master in Global Health dell’Università degli Studi di Milano per averci dato l’opportunità di vivere questa esperienza e a tutte le persone che ci hanno aperto le porte della loro comunità e delle loro vite.

 

Abbiamo raccolto alcune fotografie per accompagnare questo racconto: immagini che speriamo possano restituire almeno in parte l’accoglienza, l’energia e i valori che abbiamo incontrato durante queste settimane.

E se questo progetto e la realtà della Missione Cabrini vi hanno incuriosito, saremo felici di raccontarvi qualcosa in più.

 

Chiara&Viola

Centro Studi Grandi Migrazioni

 

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