MARCINELLE

4 Giugno 2026 Centro Studi Grandi Migrazioni Comments Off

Il 23 giugno 1946 l’Italia stipula con il Belgio un protocollo che prevede lo scambio di braccia in cambio di carbone: a fronte di 2mila lavoratori a settimana il Belgio avrebbe corrisposto un quantitativo di carbone (200 chilogrammi al giorno per ogni minatore italiano). Tra il 1946 e il 1956 più di 140.000 nostri connazionali partono da diverse regioni della penisola per recarsi nelle miniere della Vallonia.

L’8 agosto 1956 segna però una data fondamentale nella storia dell’emigrazione italiana e dei rapporti fra il nostro Paese e il Belgio: a causa di un incendio nella miniera di Bois du Cazier a Marcinelle, presso Charleroi, 262 minatori perdono la vita: tra questi 136 italiani (Una ventina di essi sono abruzzesi: così si spiega, come vedremo, il contributo in termini di canzoni portato da cantautori di quella regione e che hanno per oggetto questa tragedia del lavoro.). Non sarà né la prima né l’ultima tragedia che vedrà coinvolti i nostri connazionali emigrati, né la più pesante (ricordiamo quelle di Monongah, West Virginia, del 1907 e quella di Dawson, Nuovo Messico, nel 1913), ma suscitò una grandissima eco e assurse a simbolo del sacrificio dei migranti italiani.

Tale rinomanza è evidenziata dal gran numero di testi poetici, canti e canzoni nate nel mondo del cantautorato più attento agli aspetti sociali, che hanno fatto memoria di questa tragedia del lavoro italiano all’estero.

A ricordo della vicenda ben presto compare un testo di autore anonimo cantato sul motivo del famoso canto degli alpini (più precisamente della Brigata alpina Julia impegnata nella campagna di Grecia) Sul ponte di Perati. Il brano è inserito da Gualtiero Bertelli e La Compagnia delle acque nell’album del 2003 Quando emigranti... (edizioni nota, di Udine. Audio reperibili su Youtube). Del testo del canto alpino non rimane quasi niente se non quell’aggettivo “nera”, posto alla fine del secondo verso, che originariamente si riferiva alla bandiera a lutto della Julia ed ora, invece, descrive il colore della terra che copre i minatori morti nel disastro.

Queste le cinque strofe che, con qualche cenno rivendicativo e di polemica sociale, riassumono sinteticamente il fatto, evidenziando la pluralità di provenienze dei minatori e la necessità di non dimenticare:

Laggiù nel Borinage                                                                (regione carbonifera del Belgio)

la terra è nera

per tutti gli emigranti morti in miniera.

Sepolti ad uno ad uno

complice oblio

per lor vogliam riscossa e non addio .

Venuti dalla morte

le braccia strette

Turiddu e Rodriguez gridan presente.

Morti di Marcinelle

quella miniera

non è più una tomba, ma una bandiera.

Compagno minatore

la tua memoria

riempie di coscienza la nostra storia.

 

Come detto sopra, la produzione di testi e musiche che fanno memoria della tragica fine dei minatori di Marcinelle è copiosa. Ne riportiamo qui un elenco, probabilmente incompleto, ma significativo di come sia ancora vivo e sentito il ricordo della triste vicenda accaduta nella miniera belga:

       

la narrazione in versi del poeta Ignazio Buttitta Lu trenu di lu suli, messa in musica da Otello Profazio, Ciccio Busacca e altri (1963);

la canzone del cantautore lucchese, ma milanese d’adozione Ivan Della Mea intitolata Mangia el carbon e tira l’ultim fiaa, presente nell’album Io so che un giorno (1966);

del 1969 è la canzone del gruppo New Trolls intitolata Una miniera;

potrebbe alludere alla vicenda anche il brano di Francesco De Gregori La ragazza e la miniera, del 1983;

la canzone Marcinelle dei bergamaschi Servi disobbedienti nell’album Racconti marginali del 2010;

Agosto 1956 Marcinelle del gruppo salentino dei Kalàscima (2012);

sempre del 2012 il brano Marcinelle del gruppo Terra e anima;

nel 2019 Ezio Noto e Mauro Ciola scrivono il brano Ninnella;

Nino Di Crescenzo in arte Nanco di Teramo, scrive la canzone Marcinelle, singolo del 2020;

particolarmente riuscito per la cura dei versi e della veste musicale il brano del cantautore Giacomo Lariccia, romano stabilitosi a Bruxelles, intitolato Sessanta sacchi di carbone, presente nell’album 10 del 2023;

infine la canzone 8 Agosto 1956 della cantautrice abruzzese Lara Molino.