In Francia, il 6 gennaio non è un giorno festivo: i bambini vanno a scuola e gli adulti a lavorare. Tuttavia, piccoli e grandi non si fanno mancare la Galette des rois, un dolce tipico della tradizione francese fatto di pasta sfoglia ripiena di frangipane, cioè una saporita crema fatta con farina di mandorle, burro e zucchero.
La tradizione vuole che all’interno dell’impasto de la Galette sia nascosto un oggettino in ceramica chiamato fève, che un tempo era proprio una fava e, che al momento di servirla, venisse tagliata in tante fette quanti fossero gli invitati. Chi all’interno della propria fetta di dolce avesse trovato la fève, veniva incoronato re o regina con una corona dorata di cartone venduta con il dolce e sarebbe stato toccato dalla buona sorte tutto l’anno.
In Italia, il 6 gennaio è invece un giorno festivo. È l’ultima festività prima di ritornare a scuola o al lavoro e indica la conclusione delle vacanze natalizie, come recita il famoso detto “L’Epifania tutte le feste porta via”. I più piccoli aspettano questa data per ricevere la calza dalla Befana, consapevoli che sarà piena di dolciumi se si sono comportati bene oppure che ci sarà il carbone se si sono comportati male.
Finora, la stessa data ha messo a confronto due tradizioni che riportano alla luce usi differenti e una concezione dell’Epifania che oltreconfine non riconosce generalmente la fantomatica figura della Befana, tanto amata tra i piccoli italiani. Interessante è invece ricordare che, i bambini di Auch, una cittadina a sud-ovest della Francia, aspettano la Befana come i cuginetti italiani, la cosiddetta sorcière, ovvero la strega. Come mai la stessa tradizione a 700 Km dal confine? La risposta ritrova le sue radici nelle migrazioni degli italiani verso questo angolo di Francia, negli anni ‘20 del ‘900 e riportata a galla con l’istituzione dell’Association des amis italo-gascons, fondata nel 2015 dai discendenti dei migranti di origine italiana del dipartimento di Gers.
Anche quest’anno la magia si è ripetuta, nonostante la pioggia: la Befana è scesa dalla cattedrale di Auch, in groppa alla sua scopa, illuminata dai colori della bandiera italiana, sotto gli occhi dei bambini un po’ spaventati e allo stesso tempo affascinati da questa misteriosa figura.
Oltre alla discesa dal campanile della cattedrale, presso il municipio della città si è festeggiato raccontando la leggenda cristiana della Befana attraverso uno spettacolo teatrale rappresentato da personaggi e maschere che ricordano la Commedia dell’Arte. Sulla scena, attori pieni di entusiasmo hanno recitato la storia della vecchia signora che i Re Magi avrebbero incontrato nel loro cammino bussando alla sua porta per chiedere indicazioni sulla strada da prendere per Betlemme e la invitarono a seguirli per rendere omaggio a Gesù Bambino. La signora ignara di quanto stessero dicendo e senza capire l’importanza dell’evento, non diede nessuna indicazione e si rifiutò di unirsi a loro, ma dopo la partenza dei viandanti, si pentì di non averli seguiti. Decise allora di riempire un sacco di dolci e di frutta secca e raggiungere i tre Re Magi. Messasi in cammino, ma non riuscendo più a trovarli, decise di offrire i doni a tutti i bambini che incontrava.
Si stima che nel dipartimento di Gers, il cui capoluogo è appunto Auch, vivano venticinquemila discendenti di italiani arrivati un secolo fa per sfuggire alla miseria e al regime fascista. La maggior parte arrivò dalle regioni del Nord Italia, in particolare dal Veneto, Friuli, Trentino e Lombardia.
L’impronta dei migranti italiani nella tradizione dell’Epifania francese di Auch Di Chiara Convento
In Francia, il 6 gennaio non è un giorno festivo: i bambini vanno a scuola e gli adulti a lavorare. Tuttavia, piccoli e grandi non si fanno mancare la Galette des rois, un dolce tipico della tradizione francese fatto di pasta sfoglia ripiena di frangipane, cioè una saporita crema fatta con farina di mandorle, burro e zucchero.
La tradizione vuole che all’interno dell’impasto de la Galette sia nascosto un oggettino in ceramica chiamato fève, che un tempo era proprio una fava e, che al momento di servirla, venisse tagliata in tante fette quanti fossero gli invitati. Chi all’interno della propria fetta di dolce avesse trovato la fève, veniva incoronato re o regina con una corona dorata di cartone venduta con il dolce e sarebbe stato toccato dalla buona sorte tutto l’anno.
In Italia, il 6 gennaio è invece un giorno festivo. È l’ultima festività prima di ritornare a scuola o al lavoro e indica la conclusione delle vacanze natalizie, come recita il famoso detto “L’Epifania tutte le feste porta via”. I più piccoli aspettano questa data per ricevere la calza dalla Befana, consapevoli che sarà piena di dolciumi se si sono comportati bene oppure che ci sarà il carbone se si sono comportati male.
Finora, la stessa data ha messo a confronto due tradizioni che riportano alla luce usi differenti e una concezione dell’Epifania che oltreconfine non riconosce generalmente la fantomatica figura della Befana, tanto amata tra i piccoli italiani. Interessante è invece ricordare che, i bambini di Auch, una cittadina a sud-ovest della Francia, aspettano la Befana come i cuginetti italiani, la cosiddetta sorcière, ovvero la strega. Come mai la stessa tradizione a 700 Km dal confine? La risposta ritrova le sue radici nelle migrazioni degli italiani verso questo angolo di Francia, negli anni ‘20 del ‘900 e riportata a galla con l’istituzione dell’Association des amis italo-gascons, fondata nel 2015 dai discendenti dei migranti di origine italiana del dipartimento di Gers.
Anche quest’anno la magia si è ripetuta, nonostante la pioggia: la Befana è scesa dalla cattedrale di Auch, in groppa alla sua scopa, illuminata dai colori della bandiera italiana, sotto gli occhi dei bambini un po’ spaventati e allo stesso tempo affascinati da questa misteriosa figura.
Oltre alla discesa dal campanile della cattedrale, presso il municipio della città si è festeggiato raccontando la leggenda cristiana della Befana attraverso uno spettacolo teatrale rappresentato da personaggi e maschere che ricordano la Commedia dell’Arte. Sulla scena, attori pieni di entusiasmo hanno recitato la storia della vecchia signora che i Re Magi avrebbero incontrato nel loro cammino bussando alla sua porta per chiedere indicazioni sulla strada da prendere per Betlemme e la invitarono a seguirli per rendere omaggio a Gesù Bambino. La signora ignara di quanto stessero dicendo e senza capire l’importanza dell’evento, non diede nessuna indicazione e si rifiutò di unirsi a loro, ma dopo la partenza dei viandanti, si pentì di non averli seguiti. Decise allora di riempire un sacco di dolci e di frutta secca e raggiungere i tre Re Magi. Messasi in cammino, ma non riuscendo più a trovarli, decise di offrire i doni a tutti i bambini che incontrava.
Si stima che nel dipartimento di Gers, il cui capoluogo è appunto Auch, vivano venticinquemila discendenti di italiani arrivati un secolo fa per sfuggire alla miseria e al regime fascista. La maggior parte arrivò dalle regioni del Nord Italia, in particolare dal Veneto, Friuli, Trentino e Lombardia.
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