L’emigrazione italiana nel mondo costituisce, ad oggi, una delle caratteristiche più salienti legate alla storia contemporanea della penisola; infatti, a differenza di molti altri paesi europei che hanno vissuto l’esperienza dei grandi flussi migratori, l’Italia è stata, e in parte rimane tuttora, paradigma di straordinaria unicità: non solo per l’intensità delle migrazioni provenienti da essa, ma anche per la complessa e variegata derivazione territoriale e sociale, nonché per la diversificazione delle mete verso cui si indirizzarono le ondate migratorie.
I luoghi d’arrivo maggiormente privilegiati dagli emigranti italiani erano gli Stati Uniti d’America e il Canada, verso i quali si sono diretti milioni di italiani, fino agli anni ’20 del ‘900. Le migrazioni, tuttavia, sono proseguite ancora a lungo nel resto del mondo, in un arco complessivo di tempo di quasi un secolo. Il Canada, in particolare, è tornato a essere protagonista delle Grandi Migrazioni Italiane nel Secondo dopoguerra, attraendo quasi mezzo milione di italiani.
Le Grandi Migrazioni Storiche rappresentano, anche in questa terra, un patrimonio straordinario che racchiude sogni e ambizioni dei tanti migranti italiani in Mèrica, oggi rappresentati negli Stati Uniti d’America e in Canada da una comunità di 20 milioni di discendenti. Proprio in questi territori, il contatto tra gli emigranti italiani e le comunità locali ha dato origine a fenomeni linguistici che influenzano profondamente le lingue di entrambe le popolazioni, dando successivamente luogo a nuove forme parlate, tanto di italiano, come nel caso dell’italo-americano o dell’italiese, lingua risultato della fusione di italiano e inglese, quanto dei dialetti importati dalla penisola, come il broccolino, prodotto, invece, della combinazione tra i dialetti del meridione italiano e l’inglese, o ancora il siculenglish o siculish, la sub-lingua sviluppata dagli emigrati siciliani negli Stati Uniti d’America nella prima metà del XX secolo e che ha portato alla sicilianizzazione di parole e frasi nella lingua inglese, fino al calabro-americano o il pugliese-americano, o ancora l’italianese, ibrido quebecchese di Montréal.
Dal punto di vista antropologico, il migrante ha vissuto un inevitabile processo di trasformazione, rimanendo in un limbo: essere italiano all’estero, ma straniero nella nazione di stabilizzazione. Spesso marchiato dal pregiudizio e dallo stereotipo di gringo, di spaghetti o di mafia, eppure, allo stesso tempo, orgoglioso di osservare i traguardi raggiunti dai figli o dai nipoti e il loro inserimento nella nuova società.
La cultura americana odierna è, infatti, la fusione di contaminazioni legate a una società che è cresciuta anche grazie al contributo degli italiani in ambiti come la stampa, l’istruzione, il mondo del lavoro, assieme alla figura femminile, in particolare nel settore tessile a New York, dove le donne italiane avevano il monopolio nella produzione a cottimo.
La pubblicazione intende infine valorizzare casi di eccellenza italo-americani nel campo dell’imprenditorialità, dell’arte, della religione, esempi che hanno lasciato impronte indelebili alla comunità locale e tra tutti i loro discendenti, fino ai giorni nostri.
La Mèrica degli Italiani. Le Grandi Migrazioni negli Stati Uniti e in Canada
L’emigrazione italiana nel mondo costituisce, ad oggi, una delle caratteristiche più salienti legate alla storia contemporanea della penisola; infatti, a differenza di molti altri paesi europei che hanno vissuto l’esperienza dei grandi flussi migratori, l’Italia è stata, e in parte rimane tuttora, paradigma di straordinaria unicità: non solo per l’intensità delle migrazioni provenienti da essa, ma anche per la complessa e variegata derivazione territoriale e sociale, nonché per la diversificazione delle mete verso cui si indirizzarono le ondate migratorie.
I luoghi d’arrivo maggiormente privilegiati dagli emigranti italiani erano gli Stati Uniti d’America e il Canada, verso i quali si sono diretti milioni di italiani, fino agli anni ’20 del ‘900. Le migrazioni, tuttavia, sono proseguite ancora a lungo nel resto del mondo, in un arco complessivo di tempo di quasi un secolo. Il Canada, in particolare, è tornato a essere protagonista delle Grandi Migrazioni Italiane nel Secondo dopoguerra, attraendo quasi mezzo milione di italiani.
Le Grandi Migrazioni Storiche rappresentano, anche in questa terra, un patrimonio straordinario che racchiude sogni e ambizioni dei tanti migranti italiani in Mèrica, oggi rappresentati negli Stati Uniti d’America e in Canada da una comunità di 20 milioni di discendenti. Proprio in questi territori, il contatto tra gli emigranti italiani e le comunità locali ha dato origine a fenomeni linguistici che influenzano profondamente le lingue di entrambe le popolazioni, dando successivamente luogo a nuove forme parlate, tanto di italiano, come nel caso dell’italo-americano o dell’italiese, lingua risultato della fusione di italiano e inglese, quanto dei dialetti importati dalla penisola, come il broccolino, prodotto, invece, della combinazione tra i dialetti del meridione italiano e l’inglese, o ancora il siculenglish o siculish, la sub-lingua sviluppata dagli emigrati siciliani negli Stati Uniti d’America nella prima metà del XX secolo e che ha portato alla sicilianizzazione di parole e frasi nella lingua inglese, fino al calabro-americano o il pugliese-americano, o ancora l’italianese, ibrido quebecchese di Montréal.
Dal punto di vista antropologico, il migrante ha vissuto un inevitabile processo di trasformazione, rimanendo in un limbo: essere italiano all’estero, ma straniero nella nazione di stabilizzazione. Spesso marchiato dal pregiudizio e dallo stereotipo di gringo, di spaghetti o di mafia, eppure, allo stesso tempo, orgoglioso di osservare i traguardi raggiunti dai figli o dai nipoti e il loro inserimento nella nuova società.
La cultura americana odierna è, infatti, la fusione di contaminazioni legate a una società che è cresciuta anche grazie al contributo degli italiani in ambiti come la stampa, l’istruzione, il mondo del lavoro, assieme alla figura femminile, in particolare nel settore tessile a New York, dove le donne italiane avevano il monopolio nella produzione a cottimo.
La pubblicazione intende infine valorizzare casi di eccellenza italo-americani nel campo dell’imprenditorialità, dell’arte, della religione, esempi che hanno lasciato impronte indelebili alla comunità locale e tra tutti i loro discendenti, fino ai giorni nostri.
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